Forèt de Paimpont

Premetto che un soggiorno in Bretagna è dovuto solo per visitare questa luogo misterioso e un po oscuro nel quale vivono ancor oggi molte storie e leggende.

Brocèliande (Foresta di Paimpont) non esiste nella cartografia amministrativa: è una foresta immaginaria e interiore che tutti vorrebbero vedere. Eppure una foresta reale, dove ci si può perdere tra le rocce emergenti, le lande deserte, le fustaie di querce ed i corsi d’acqua.

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A brocèliande la leggenda esiste nella roccia, nell’acqua e negli alberi. I suoi stagni da favola, almeno diciannove sono luoghi memorabili.

Tra i più grandi, lo stagno del Pas du Houx (90 ettari), quello di Paimpont che tocca le mura dell’abbazia, quello di Comper che nasconde il palazzo di cristallo della fata Viviana e somiglia, quando soffia forte il vento, ad un mare chiuso.

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Questi paesaggi sono pieni dei sogni degli uomini. Il fascino non è dovuto soltanto all’oscurità della foresta, ma nasce da esseri meravigliosi che furono forse divinità prima di diventare eroi da romanzo, e che popolano le ombre da tempi immemorabili.

I cavalieri Ivano, Gauvin e lancillotto, le fate Morgana, Viviana, e Laudine, Merlino, l’anima della foresta, svolge il ruolo di intercessore tra l’uomo e la natura, tra l’umano e il sopranaturale e re Artù…

Consiglio di dedicare almeno 2-3 giorni per visitare con calma l’intera foresta e tutte le locazioni più suggestive come l’abbazia di Paimpont, il castello di Comper, Il castello di Trècesson, la Tomba di Merlino, la Fontana di Barenton, la valle senza ritorno, la chiesa di trèhorenteuc….e molte altre.

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La tradizione locale ha arricchito i monumenti megalitici con la memoria di re Artù.

La tomba di Merlino è tutto ciò che rimane di un viale coperto del neolitico ed è assieme alla fontana di barenton un luogo di culto.

Alcuni alberi simbolici – la quercia della saggezza, l’agrifoglio dell’eternità, il biancospino delle fate – proteggono la tomba con la loro ombra.

Tutt’intorno si manifestano la speranza e l’attesa: voti, piccole offerte al Mago per dirgli che la gente crede in lui, che ha bisogno del suo aiuto, che lo aspetta.

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Alcuni dormono la in compagnia di un gatto, grande rivelatore di correnti telluriche. A volte la gente viene di notte per comunicare con lo spirito della foresta e pregare Merlino di intercedere per gli alberi…

Vicino alla tomba di Merlino vi è la fontana della giovinezza; il luogo non è dei più ammalianti della foresta ed è preferibile penetrare nei boschi verso il Ponte Dom Jean, lo stagno più segreto della foresta. Con le sue acque calme, le sue enormi querce e le rocce rosse, il Ponte Dom Jean aspetta la visita dei cavalieri-fate che attraversano il lago per conquistare il cuore delle regine sole e generare figli prodigiosi. Nei giorni bui, esso ricorda le acque pericolose, quelle che lancillotto attraversò sul ponte della Spada per liberare Ginevra.

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A Comper, nella valle che si estende dinanzi alla vecchia roccaforte di Dionas, Merlino costruisce per Viviana un meraviglioso palazzo di cristallo. Affinchè non venga disturbato dagli sguardi degli uomini, Merlino ne nasconde l’apparenza dandogli le sembianze di un lago.

Un’illusione così perfetta che ancor oggi alcune persone, davanti al lago, convinte dalla realtà che vedono, dimenticano a volte l’esistenza del castello di cristallo. E’ pur vero che rari sono coloro ai quali Viviana, la Dama del Lago, permette di vedere anche per un solo istante il riflesso del suo regno.

Oggi il castello ospita il centro arturiano, un museo interamente dedicato sulla leggenda di re Artù. Nel suo interno sono esposti quadri, raffigurazioni, scritti che descrivono la vita di re Artù, dei Cavalieri della tavola Rotonda, di Merlino e Viviana.

Trècesson, il castello più bello di Brocèliande, è circondato da fantastiche leggende. la più famosa narra la triste storia della sposa di trècesson. Una notte, un bracconiere nascosto nel parco del castello vede fermarsi vicino a lui una carrozza scura.

Ne scendono due uomini in nero che cominciano a scavare una fossa profonda.
Dopo avere terminato, fanno scendere dalla carrozza una giovane vestita da sposa e, nonostante le lacrime della ragazza, la seppelliscono viva prima di fuggire. Il bracconiere avvisa subito il signore di Trècesson che fa liberare subito la donna. Ma i soccorsi arrivano troppo tardi e, all’alba, la sfortunata giovane muore senza svelare il proprio segreto.

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Il velo e la corona della donna rimasero fino alla rivoluzione sull’altare della cappella del castello.
Le ragazze che toccavano queste reliquie trovavano marito. Si dice a Campènèac, Augan e dintorni, che alcune notti lo spirito della sfortunata giovane ritorna e cammina intorno al fossato, diventata per sempre la Dama Bianca di Trècesson.

Nel cuore di Brocèliande, veglia la Fontana di Barenton con le sue grosse bolle d’azoto che escono dal fondo dell’acqua e danno l’impressione che la superficie della fontana sia in ebollizione.

Accanto alla fontana, una grande pietra – il Perron di Merlino – ha il potere di scatenare i temporali, se si conosce il rito da compiere.

Per trovare la Fontana di Barenton, bisogna avventurarsi nel cuore della foresta e a volte perdersi, perchè il cammino non è rettilineo.

E’ intorno a Barenton che si svolge il romanzo “Il Cavaliere del Leone” nel quale Crètien de Troyes racconta la storia di Ivano, nipote di re Artù.

Il Val senza ritorno è il luogo abitato da Morgana la sorellastra di Artù, nel quale esercitava le scienze imparate da Merlino e dove nascondeva le sue passioni a volte effimere.

Tradita da uno dei suoi amanti, ferita nel suo amor proprio e nel suo orgoglio, si vendicò trasformando in pietra i colpevoli, diventati la roccia dei Faux-Amants che domina la valle.

In seguito Morgana incantò il Val: gli amanti fedeli potevano attraversarlo senza rischi, ma quelli infedeli rimanevano prigionieri di un’invisibile muraglia d’aria.

Quando cadevano vittime del poetre di Morgana, perdevano la nozione del tempo: se pensavano di trascorrevi solo pochi giorni, vi restavano in realtà mesi o anni.

Solo Lancillotto riuscì a spezzare questo incantesimo perchè egli aveva per Ginevra un amore perfetto.

Nel 1990 il val senza ritorno ha subito per cinque giorni un incendio.

Per ricordare questo disastro, Francois Davin ha creato l’Oro de Brocèliande, chiamato spesso l’albero d’oro. Un castagno rivestito d’oro circondato da cinque alberi neri a simboleggiare la foresta bruciata.

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Chi entra nella chiesa di Trèhorenteuc è sorpreso dai quadri, dalle vetrate, dai mosaici e dalle piastrelle che celebrano la fusione della fede cristian, della tradizione celtica e delle leggende del ciclo del re Artù.

La rappresentazione delle leggende di Brocèliande e del Graal è la principale originalità della chiesa. Sembra che il Graal sia stato proprio qui per un po di tempo, celato nella cappella di Saint Jean.


 

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