Bretagna Leggendaria

Cos’è una leggenda, se non un originale intreccio di reale e imamginario che ci giunge da un passato spesso distante? Lasciamo che le menti razionali mettano in dubbio l’autenticità dei racconti e sospettino della veridicità dei fatti. Forse la tradizione ha deformato la storia, ma è questo un buon motivo per rinunciare al meraviglioso e al fantastico?

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L’immaginario e i sentimenti non possiedono forse una forza di persuasione pari, se non altro, a quella della scienza e della ragione? E non occorre essere degli esperti per percepire l’atmosfera di mistero che, sotto al cielo plumbeo e nella luce cangiante della Bretagna, permea la natura – le acque e gli alberi, le pietre e i campi – così come le opere dell’uomo – i megaliti e le cappelle, i castelli e le torri vedette.

Non è certo un caso se l’Armorica è tra le terre più feconde di leggende: le maree che dominano la costa, le isole e gli isolotti, in particolare quelle di Menè e d’Arrèe, passaggio verso un altro mondo;ma, sopratutto, le foreste e gli stagni, le fonti e le strette valli.

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E’ qui che si nascondono le migliaia di folletti chiamati Korringans, dispettosi per natura e pronti a trascinarvi nella loro magica ronda; è qui che vagano le anime erranti di coloro che il traghettatore non ha potuto accompagnare alle isole fortunate dopo essere stati condotti dal celeberrimo Ankoù, la Morte, sul suo carro cigolante.

Che sia grossolana e scabrosa oppure intricata e drammatica, la leggenda è ben lontana dall’essere una semplice fuga nell’immaginazione. Come non si può vedere in essa la porta verso un mondo parallelo, talvolta seducente e burlesco, altre volte inquietante e insidioso? Leggenda in latino medioevale significa “cosa da leggere”: augurandoci quindi che la lettura ci permetta di accedere a questo mondo sconosciuto e agognato che la tradizione ha denominato “il mistero bretone”.

Brocèliande e re Artù

L’Armorica o “Piccola Bretagna” è ben presente nel vasto ciclo bretone, cinque volumi riuniti per la prima volta da Chrètien de Troyes intorno al 1170. Certo, le avventure di re Artù e della sua corte riguardano anche il Galles e la Cornovaglia britannica, ovvero la parte settentrionale dell’antico regno.

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Ciò nondimeno, buona parte degli avventurosi episodi sulla Ricerca del Graal o sugli amori ambigui della fata Viviana e del mago Merlino si svolgono in Brocèliande, l’attuale foresta di Paimpont.

Non si può poi certo dimenticare la foresta di Huelgoat, più a ovest, dove si cela la Grotte d’Artus, un riparo al di sotto di un grande masso, e il Camp d’Artus, un ‘antichissima cinta fortificata di forma elittica.

Nella Foresta di Paimpont, ancora oggi, è rimasta traccia del campo di battaglia dove il cavaliere Ponthus sconfisse cinquanta avversari in nome dell’amore per Sydoine, figlia del re di Vannes; e sulla collina il Faggio di Ponthus continua ad esibire tutta la sua maestosità.

Gode sicuramente di fama maggiore la “Valle senza ritorno” (Val-sans-Retour), chiamata anche “Valle degli amanti infedeli” perchè la fata Morgana vi imprigionava gli amanti per vendicarsi del tradimento subito.

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Circondati da muri di fiamme, sorvegliati da giganti e draghi, non restava loro nessuna via di fuga.

Poi arrivò l’eroico Lancillotto del Lago, che altre non amava se non la regina Ginevra, e liberò tutti gli amanti prigionieri. Morgana, furibonda, non perse tempo e denunciò ad Artù, suo fratellastro, la relazione della sua sposa con il cavaliere che aveva osato vincere l’incantesimo!

Dove si trova il luogo in cui il leggendario re riunì i suoi valorosi compagni attorno alla celebre Tavola Rotonda? Alcuni tesi parlano di Carduel e, quindi, non viene forse spontaneo il collegamento con il castello di Kerduel (in bretone significa la Citàà alta), vicino a Lannion? Alcuni studiosi sostengono che l’antica corte si trovi nel Galles meridionale, ma la loro teoria si basa esclusivamente sulla leggenda e niente più.

Quando Artù scomparve, nessuno lo credette morto, nonostante la sconfitta nella battaglia di Kamlann; ma si pensò semplicemente a un suo ritiro, lontano dagli sguardi del mondo, sotto la protezione di Morgana e/o di nove fate, nell’attesa della liberazione dei Celti e della riunificazione delle due Bretagne.

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Artù riposerebbe sull’isola di Avalon. Ma dove si trova questo luogo segreto? Forse nel Somerset, come credono alcuni britannici, oppure nelle vicinanze di Peumeur-Bodou, sotto ad un megalite eretto sulla modesta isola di Aval, accanto all’isola Grande?

Questo susseguirsi di combattimenti e di prodigi, dove le gesta quotidiane dei cavalieri sono guidate dalla ricerca dell’assoluto e dall’ideale della rettitudine, resta un’inesauribile fonte d’ispirazione a cui attingono scrittori e sopratutto cineasti – sono ben noti i numerosi adattamenti hollywoodiani, da Camelot a Excalibur, e il loro ripetuto successo – ma anche i musicisti.

Il King Arthur, capolavoro di Henry Purcell, è infatti un rinnovato trionfo ogni volta che viene rappresentato.

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Due magnifiche leggende

Vi sono altre due leggende medioevali che in Bretagna godono di altrettanta fama.

La prima, Tristano e Isotta, si basa sul potere del fato ed esalta l’amore eterno; la seconda narra dell’inabissarsi della città d’Ys – da cui il nome della leggenda – in seguito a un inesorabile castigo e a una terribile maledizione, su uno sfondo di turpitudine e di strazi familiari.

Sull’impronta del ciclo di Artù, la passione di Tristano e isotta, uniti da un potente filtro bevuto per errore, si svolge su entrambe le coste bagnate della Manica. Per di più, il giovane sembra essere originario di Lèon e, a Douarnenez, non solo c’è un’isola che reca il suo nome ma, sul paese di Plomarc’h, aleggia anche la memoria del Re Marc’h, zio di Tristano e sposo della bionda Isotta.

Quanto alla leggenda di Ys, capitale del regno del sovrano Gradlon, sommersa per colpa della figlia dissoluta Dahut, sembra essere tipica della Cornovaglia, per lo meno nei fatti perchè luoghi sommersi e città inabissate sono decisamente ricorrenti: la “pointe du Castelli”, ad esempio, vicino a Piriac-sur-Mer, o l’antica foresta di Scissy, fra Dol e Mont-Saint-Michel, senza dimenticare Tolente, nel Finistère, dove cominciano gli “abers”.

Alcuni parlano di una trasgressione da parte del mare, che risalirebbe all’Alto Medioevo.

Drammatica al punto giusto, la leggenda conserva la sua popolarità, tradotta in immagini da poeti e pittori e messa in musica da Eduard Lalo. Dal 1888, grazie al suo Roy d’Ys, il pubblico continua a fremere di fronte a questo racconto di vizio punito.

Alcuni personaggi della leggenda bretone

Un’attenta analisi porta a credere che le leggende nascano come trasposizione delle forze incontrollabili della natura, siano onde o rocce, stagni o foreste. Ogni forza preme per trovare il suo posto, prediligendo alcuni elementi e diffidando degli altri. Attorno ad esse, niente è statico o inerte, tutto è animato e soggetto a metamorfosi. Tutto scivola dall’apparenza visibile verso un mondo sconosciuto, ma non meno complesso. Il vuoto che sta in mezzo ai due mondi pullula di esseri insoliti.

Tra questi, le fate sono senza dubbio le più conosciute e multiformi, a volte belle e benefiche, altre volte orribili e malvagie, simili a streghe, ma capaci in ogni caso di prodigi di ogni sorta, grazie alla loro bacchetta magica o ai loro talismani. Padrone del destino, le fate popolano, accompagnate da elfi e da altre creature alate, i boschi e le rive dei fiumi e dei laghi, nascondendosi sotto le pietre o negli anfratti, come ad esempio nel fantastico viale coperto in prossimità di Retiers e detto, a ragione, la Rocheaux-Fèes, la Roccia delle Fate.

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Forse meno benevole, ma pur sempre simili alle fate, le ondine popolano le acque dolci, mentre le sirene le rive del mare. Per la lunghezza delle sue coste e l’infinità di isole e isolotti, la Bretagna sembra essere il regno favorito di queste splendide donne, dai lunghissimi capelli fini e dalle gambe unite in una energica coda di pesce. La gente dice di sentire il loro canto, di vederle mentre si pettinano e persino di scorgerle mentre dormono sui piatti scogli, dalla baia di Fresnaye alla scogliera di Sein, da Sept-Iles en Tregor all’arcipelago Glènan.

La leggenda narra di come la perfida Dahut, dopo essere stata cacciata dal re Gradlon, toccando la schiuma del mare si sia trasformata in Maria Morgana, una sirena che ammalia i pescatori della baia di Douarnenez e i marinai d’Iroise, trascinandoli nel suo palazzo sottomarino. Più perfide ancora, altre sirene attirano le barche verso gli scogli facendole andare in frantumi oppure gettano i pescatori in mare. Viene così spontaneo pensare che dietro a ogni scoglio e a ogni insidia del litorale si celi una sirena, se non un muscoloso tritone.

In Bretagna non troverete mostri e orchi o, ancora meno, vampiri e lupi mannari. Al massimo, il ricordo di draghi sputa fuoco che facevano la guardia a qualche tesoro sepolto. Combatterli fu il compito, attorno al V secolo, degli evangelizzatori giunti da oltre Manica a bordo di barche di pietra talmente rozze nella loro fattura da essere scambiate per trogoli! Sprovvisti di vela, di remi e quasi senza viveri, compivano la traversata affidandosi a Dio.

Non appena approdati, molti di loro sconfissero spaventosi draghi serrando loro il collo con le proprie stole. Simili furono le gesta di Pol Aurèlien sull’isola di Batz o di Efflam che, vicino a Plestin, liberò er Artù, suo cugino. La riconoscenza della gente e la credenza pooplare trasformarono presto in santi questi eroi leggendari; se ne contano a dozzine, guaritori capaci o fedeli protettori, sull’esempio di Kè (o Kenan), giunto dal Galles nell’insenatura di Kertugal (oggi parte di Saint-Quay-Portrieux), oppure Guirec, che sbarcò a Perros.

Migliaia di leggende in tutta la Bretagna

Fino a non molto tempo fa, le ragazze in età da marito appuntavano uno spillo sul naso della statua in legno di San Guirec, custodita nell’oratorio di Ploumanac’h. Se lo spillo restava attaccato oltre la durata di una marea l’unione era assicurata. Per far cessare questa pratica bonaria, frutto di superstizioni, l’effige deturpata dai buchi fu rimpiazzata da una statua di granito, difficile da intaccare! Non bisogna certo tralasciare le dame bianche e gli spettri, le terribili lavandaie della note, i giganti, sempre brutali, e gli animali dai magici poteri, nonchè le numerose storie legate alla figura del diavolo. Non si può certo dire che i racconti non siano ben assortiti, basti un esempio scelto casualmente: si narra, al confine fra Lèon e Cornovaglia, la triste fine di un’incantevole ragazza di sedici anni, incline al piacere. Originaria, secondo alcuni, di La Roche Maurice, è conosciuta da tutti come Katell Gollet – in bretone, Caterina la perduta – da quando il diavolo la fece ballare fino allo sfinimento a La Martyre, fra Landerneau e Sizun. Stremata, fu costretta a seguirlo all’inferno. Affinchè l’accaduto servisse da esempio alle fanciulle e insegnasse loro ad avere maggior ritegno, il suo tormento eterno fu scolpito sui calvari di Guimiliau intorno al 1585 e di Plougastel nel 1604.

Non esiste in Bretagna, Alta o Bassa che sia, un solo luogo di una certa notorietà il cui nome non sia legato a qualche leggenda. Ecco perchè questo è il luogo ideale per chi desidera non solo scoprire i paesaggi e monumenti, ma anche cedere al fascino del racconto e farsi catturare dalla magia dell’invisibile.

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